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VIRGILIO GUIDI

1891 Roma
1984 Venezia

Virgilio Guidi nasce a Roma nel 1891. Frequenta l’Accademia a Roma sotto la guida Giulio Aristide Sartorio, sviluppa contemporaneamente le proprie ricerche attorno alle opere di Giotto, Piero della Francesca, dei grandi veneziani e soprattutto di Courbet e di Correggio, delineando fin dall’inizio il suo spiccato interesse per i rapporti fra luce e spazio, attorno ai quali verrà incentrandosi tutta la sua articolata ricerca pittorica.
Fin da giovane partecipa ad importanti manifestazioni espositive, fra le quali, a partire dal 1920, le Biennali di Venezia, dove nel 1924 Guidi espone il famoso quadro “il tram” che ottiene un grande successo e rilevanza internazionale. Nel 1927 Guidi si trasferisce a Venezia dove subentra a Ettore Tito nella cattedra di pittura all’Accademia. Dipinge “La Giudecca” in cui la luce meridiana conferisce particolare evidenza alla identità delle cose, in netto contrasto con gli epidermici trasalimenti dei tardo-impressionisti lagunari la cui perdurante ostilità costringerà Guidi a trasferirsi nel 1935 a Bologna.
A Bologna accentua le capacità di resa sentimentale del colore, anticipando alcuni degli esiti degli artisti di “Corrente”.
Ritorna a Venezia nel 1944. Approfondisce le proprie ricerche intorno alle problematiche relative alla dialettica di spazio-colore-luce partendo da una meditazione sulle opere dell’ultimo Mondrian. Dal 1946 realizza l’importante ciclo delle “Figure nello spazio” e quindi, sul finire del 1950, pur essendo un artista già ampiamente affermato, si avvicina al movimento spazialista, sottoscrivendone i manifesti, partecipando alle iniziative e alle attività espositive, presentando inoltre alcuni significativi scritti. Nel 1952 Guidi tiene a Firenze, la Gabinetto Vieusseux, una significativa conferenza sulla propria pittura. Sono di questi anni numerosi e importanti cicli pittorici come “I Cieli antichi” e i “Tumulti”, in cui le componenti lirico-segniche si accentuano. Nel 1959 Guidi inizia a lavorare alle “Architetture umane”, presto seguite dalle “Architetture cosmiche”, incentrate sulle relazioni tra uomo e universo, testimoniate anche dal suo primo volume di liriche significativamente intitolato “Spazi dell’esistenza”.
Negli anni Sessanta opera un originale ritorno all’immagine, senza per questo ridursi alla freddezza del messaggio massificato, caratteristico delle contemporanee tematiche pop. Nascono così i cicli delle “Prigioniere”, delle “Nuove figure”, delle “Grandi Teste” a cui si accompagnano le prime serie delle “Marine astratte” e dei “grandi occhi”. Nei primi anni Settanta inizia a dipingere “I grandi alberi”, testimoni di un suo rinnovato rapporto con la natura.
Nel 1980, mentre la sua attività lirico pittorica prosegue feconda e inesauribile, nonostante l’età, si indirizza verso l’essenzialità e la purezza, culminando con l’estremo ciclo “Uomo e cielo”. Muore a Venezia nel 1984.